La Canzone della Strada per Alderan
La Canzone della Strada per Alderan


Cosa chiedesti al Genio , bambino?
un posto calduccio accanto al camino?
il sogno di tutti è stare al sicuro
sentendo di storie dal finale oscuro.

Racconti di mondi appesi alla barba
di ladri, di folli, di pieni di boria
di quando cozzai di muso alla storia
racconterei a te, se la cosa ti garba.

Fummo d’ incontro, quasi per caso,
sette gendarmi senza alcuna divisa,
che per danari sotto al proprio naso
la cucirono addosso, adatta di guisa

Sicchè partimmo per un nondove
per stillare il fiele all’amara fortuna
mentre la vita sventure raduna
avant’ a te stesso se miri l’altrove.

Un ladro silente sta sempre in disparte,
un uomo di latta ed un ragno di ferro,
un barbarimmane che falcia la morte
ed una preta tendente all’azzurro,

a chiuder il cerchio di silente orchestra
la figura mia staglia , sagace e scaltra,
ed un arcanista che Trama non filtra
come il lapillo che ora è ginestra.

Dunque partimmo con lance e balestre
noi, coi cavalli, e poche provviste
a galoppare per rotta campestre
Alderan verso, se Fato c’assiste.

Passa nel viaggio un giorno e un in più
senza la nota di alcuna nota
come il silenzio in camera vuota
A goder del sole e del clima che fù.

Quando che usai il mio flauto dolce
fu per risolvere la situazione:
che vide il lattone e il ladro, in croce,
già nelle more d'un verde biscione


Dote fù mia , senza falsa modestia,
di tesser trama di flauto e linguaggio
che un magico suono di tipo ammaliaggio
indusse alla in fuga la strisciante bestia.

La notte avè loco senz'altro impiccio
e l’alba fu desta per continuar tosto
subito che, d’un par d’ore e uno straccio,
figure briganti usciron dal bosco:

venti bugbear e a capo un gigante
chiedevano il pizzo usando il bastone
ad un poveretto dal color del biscione
che botte di randa ne avea prese tante.

Come si confàa a i grandi di cuore,
spinsi al galoppo il cavallo di razza
sicchè mi scagliai con rosso furore
che rosso di tagli fù l’omo di stazza.

Mentre i miei arditi facean un trancio
dei venti bugbear venuti all’azione
quando finirono con il fiatone,
io avea allor preparato già il rancio.

--Mangiate fratelli che in me foste d’arme
che io mi tolgo per voi il pan di bocca
mangiam con verd’omo che gridò l’allarme
e noi, se ci paga, sarem la sua rocca.

In fin ci pago’ con erbe, il verdone
che ‘l mago disse esser buone per fare
cose col fiato anche se in fondo al mare
od , in altra istanza, un buon minestrone.



Jhou Kaskshaellan
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